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Categoria: Poesie
Mjm Editore: Silenzi Versati
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Parole di silenzio, quasi sussurrate. Dissonanze. Echi polisemici di un animo inquieto. Frammenti semanticamente densi che vibrano al ritmo ora incalzante ora disteso di versi quasi elastici, senza inizio né fine. Parole di creta, che assumono la forma di ciò che esprimono, fragili custodi di una storia che si fa ancora udire.
“Silenzi versati” è la prima raccolta di un poeta emergente che, nella sua varietà, sembra percorsa da un’unica trama tematica e stilistica.
L’amicizia, l’eros, l’ascolto, la memoria, la fede, l’attesa, vengono ricondotti all’unità nell’esperienza dell’autore, vivido anelito alla pienezza dell’umano come luogo teologico del Divino. L’uomo alla ricerca dell’Uomo. Desiderio di integrità del cuore simbolicamente espresso nel diffuso sapore sinestesico del testo.
L’intrecciarsi di giochi fonetici e ritmici, insieme all’assenza di punteggiatura, rende il testo estremamente fluido, così che la lettura diventa quasi una corsa crescente verso la fine.
Suono e senso appaiono costantemente legati, anzi l’uno diventa espressione dell’altro fino a fondersi in vere e proprie corrispondenze di ascendenza baudelairiana.
Dissonanze ne costituisce un esempio eloquente. Nei primi sei versi, una nota di violino si allunga in un movimento armonico fino a giungere a uno stacco violento. La nota si spezza e stride, creando una dissonanza. L’immagine uditiva della nota spezzata è sostituita nei vv. 9-10 dalla sinestesia del vetro straziato.
I vv. 13-14 ci svelano la similitudine che sta alla base del testo: il violino è il poeta. La descrizione del fenomeno acustico della prima parte è quindi descrizione dello stato d’animo del poeta, che nella seconda parte si fondono in un’unica corrispondenza, secondo una struttura di associazione tematica di gusto simbolista.
Al ritmo sinuoso e al suono dolce con una prevalenza di allitterazione in [s] dei vv. 1-6, segue una rapida ascesa ritmica segnata dai versi spezzati (vv. 8-10) e da una preminente allitterazione in [r] e [tr], che si allenta fino ad arrestarsi sul finale nuovamente allitterato in [s]. La struttura ritmica e l’accostamento di suoni dolci e duri diventano allora “metafora fonetica” della dissonanza semantica e suggellano la perfetta fusione della linea del senso e del suono.
Diversa è la struttura di Attesa notturna, Passeggiata estiva e Ninna nanna, in cui la ripresa cadenzata di un ritornello o lo spezzarsi regolare del verso creano un effetto ritmico saltellante.
Sonetto sul naviglio e L’ombra, due sonetti di endecasillabi a rima imperfetta, costituiscono il tentativo più alto di versificazione regolare.
Mediocrità e La morte si distinguono per la loro particolare efficacia fonetica. Nella prima, l’iterazione della vibrante [r], spesso associata a [k], [t] e [d], fa rimbombare nell’onomatopea la sensazione di disgusto veicolata dalle immagini decadenti. Nella seconda, l’allitterazione di [s] distribuita nelle due strofe dal verso regolare di quattro sillabe, quasi “sussurra” l’afonia della morte suggerita nel testo.
L’amicizia, l’eros, l’ascolto, la memoria, la fede, l’attesa, vengono ricondotti all’unità nell’esperienza dell’autore, vivido anelito alla pienezza dell’umano come luogo teologico del Divino. L’uomo alla ricerca dell’Uomo. Desiderio di integrità del cuore simbolicamente espresso nel diffuso sapore sinestesico del testo.
L’intrecciarsi di giochi fonetici e ritmici, insieme all’assenza di punteggiatura, rende il testo estremamente fluido, così che la lettura diventa quasi una corsa crescente verso la fine.
Suono e senso appaiono costantemente legati, anzi l’uno diventa espressione dell’altro fino a fondersi in vere e proprie corrispondenze di ascendenza baudelairiana.
Dissonanze ne costituisce un esempio eloquente. Nei primi sei versi, una nota di violino si allunga in un movimento armonico fino a giungere a uno stacco violento. La nota si spezza e stride, creando una dissonanza. L’immagine uditiva della nota spezzata è sostituita nei vv. 9-10 dalla sinestesia del vetro straziato.
I vv. 13-14 ci svelano la similitudine che sta alla base del testo: il violino è il poeta. La descrizione del fenomeno acustico della prima parte è quindi descrizione dello stato d’animo del poeta, che nella seconda parte si fondono in un’unica corrispondenza, secondo una struttura di associazione tematica di gusto simbolista.
Al ritmo sinuoso e al suono dolce con una prevalenza di allitterazione in [s] dei vv. 1-6, segue una rapida ascesa ritmica segnata dai versi spezzati (vv. 8-10) e da una preminente allitterazione in [r] e [tr], che si allenta fino ad arrestarsi sul finale nuovamente allitterato in [s]. La struttura ritmica e l’accostamento di suoni dolci e duri diventano allora “metafora fonetica” della dissonanza semantica e suggellano la perfetta fusione della linea del senso e del suono.
Diversa è la struttura di Attesa notturna, Passeggiata estiva e Ninna nanna, in cui la ripresa cadenzata di un ritornello o lo spezzarsi regolare del verso creano un effetto ritmico saltellante.
Sonetto sul naviglio e L’ombra, due sonetti di endecasillabi a rima imperfetta, costituiscono il tentativo più alto di versificazione regolare.
Mediocrità e La morte si distinguono per la loro particolare efficacia fonetica. Nella prima, l’iterazione della vibrante [r], spesso associata a [k], [t] e [d], fa rimbombare nell’onomatopea la sensazione di disgusto veicolata dalle immagini decadenti. Nella seconda, l’allitterazione di [s] distribuita nelle due strofe dal verso regolare di quattro sillabe, quasi “sussurra” l’afonia della morte suggerita nel testo.
La maggior parte delle poesie che trattano dell’amore e dell’amicizia sono accomunate dal continuo rivolgersi del poeta a un tu dialogico spesso in absentia. Il riferimento a Montale è immediato, ancor più per il fatto che il poeta stesso lo richiama esplicitamente in Nebbia.
L’amata è di frequente evocata nel ricordo, come in Risveglio o in Memoria, o proiettata nel futuro, come in Cuore spiegato. L’amico, invece, è sempre altrove, come in Viaggio d’un amico e in Attesa notturna.
Risveglio è il ricordo di una notte trascorsa “sussurrando baci fiochi”. Il silenzio appare condizione necessaria perché il piacere sperimentato non venga disperso.
In Poesia, l’amata è definita eco del Mistero, la cui parola prende forma solo nella bocca del poeta che la “impasta”.
Bacio è la poesia d’amore meno concettuale, un puro vortice polisensoriale in cui il contatto fisico viene mediato ed espresso da sensazioni visive e uditive culminanti nel climax cromatico degli ultimi due versi.
In Viaggio d’un amico, lo scrittoio e i libri della prima strofa sono sineddoche in praesentia dell’amico lontano, che il poeta sinestesicamente “gusta” per rendere più lieve il peso dell’assenza.
In Attesa notturna, l’immaginazione permette al poeta di “rivivere” il volto dell’amico assente e lo sprona a vegliare, come sentinella attenta, fino al suo ritorno. Il ritmo del testo scandisce e amplifica un’attesa di intensità crescente.
Poesia, Scrivere e Manifesto, formano un gruppo di brevissime meta-poesie, una riflessione sulla poesia stessa, impressioni in frammenti.
Un rilievo particolare assumono i riferimenti etimologici presenti nei testi, messi in evidenza dall’uso del trattino. Tracciano una prospettiva diacronica sulle parole, facendo risuonare gli antichi echi di cui sono custodi.
In Addio, la parola de-siderio, usata nel senso latino di “assenza di stelle”, crea un ossimoro nel sintagma desiderio/saziato ed è esplicitato al verso successivo nell’immagine del cielo ricolmo di stelle. In Ricordo, invece, il gioco etimologico è reso più complesso dalla costruzione semantica del testo. Il poeta ritorna da un viaggio con-siderando le stelle, cioè “guardando alle stelle per orientarsi”. Il fine del viaggio è il ricordo, il “ritorno al cuore”, dove il cielo, però, è senza stelle. Da qui l’accostamento di ricordo e de-siderio.
La sensibilità “diacronica” pervade i testi anche attraverso un fitto tessuto di citazioni e riferimenti ai “classici”. Oltre a Baudelaire e Montale citati sopra, ritroviamo Gesualdo Bufalino nelle memorie plurali di A L., Erodoto nello stagno ricolmo di rane di Tramonto a Formentera e Pirandello in Falena.
I testi “teologici”, infine, costituiscono la sezione più ampia, ponendosi come fondamento e sintesi dell’intera raccolta.
Il peccato di Adamo contiene intero il dramma dell’uomo “in frammenti”, condannato a cercare una verità “in frantumi”. È nel “volto” umano di Cristo che egli può ricomporre i suoi “volti slogati” e ridiventare immagine dell’Immagine di Dio.
Incarnazione rivisita il Mistero della Parola che si fa Racconto nel grembo di Maria, donna dell’ascolto. È attraverso l’orecchio, infatti, che la Parola giunge al cuore e “declina al grembo”, per farsi storia ed essere “obbedita”, ob audita.
Pasqua canta il Mistero di Cristo che scendendo agli inferi ha abitato il grembo stesso della morte, così che niente di ciò che è umano potesse più essergli estraneo. La morte, tuttavia, non poteva incatenare l’Amore, per questo lo ha “vomitato”, restituendolo alla vita. In Cristo risorto i “brandelli” di umanità caduta hanno ritrovato unità nella pienezza della vita divina, facendo del cuore dell’uomo lo “spazio” della manifestazione del Divino.
L’amata è di frequente evocata nel ricordo, come in Risveglio o in Memoria, o proiettata nel futuro, come in Cuore spiegato. L’amico, invece, è sempre altrove, come in Viaggio d’un amico e in Attesa notturna.
Risveglio è il ricordo di una notte trascorsa “sussurrando baci fiochi”. Il silenzio appare condizione necessaria perché il piacere sperimentato non venga disperso.
In Poesia, l’amata è definita eco del Mistero, la cui parola prende forma solo nella bocca del poeta che la “impasta”.
Bacio è la poesia d’amore meno concettuale, un puro vortice polisensoriale in cui il contatto fisico viene mediato ed espresso da sensazioni visive e uditive culminanti nel climax cromatico degli ultimi due versi.
In Viaggio d’un amico, lo scrittoio e i libri della prima strofa sono sineddoche in praesentia dell’amico lontano, che il poeta sinestesicamente “gusta” per rendere più lieve il peso dell’assenza.
In Attesa notturna, l’immaginazione permette al poeta di “rivivere” il volto dell’amico assente e lo sprona a vegliare, come sentinella attenta, fino al suo ritorno. Il ritmo del testo scandisce e amplifica un’attesa di intensità crescente.
Poesia, Scrivere e Manifesto, formano un gruppo di brevissime meta-poesie, una riflessione sulla poesia stessa, impressioni in frammenti.
Un rilievo particolare assumono i riferimenti etimologici presenti nei testi, messi in evidenza dall’uso del trattino. Tracciano una prospettiva diacronica sulle parole, facendo risuonare gli antichi echi di cui sono custodi.
In Addio, la parola de-siderio, usata nel senso latino di “assenza di stelle”, crea un ossimoro nel sintagma desiderio/saziato ed è esplicitato al verso successivo nell’immagine del cielo ricolmo di stelle. In Ricordo, invece, il gioco etimologico è reso più complesso dalla costruzione semantica del testo. Il poeta ritorna da un viaggio con-siderando le stelle, cioè “guardando alle stelle per orientarsi”. Il fine del viaggio è il ricordo, il “ritorno al cuore”, dove il cielo, però, è senza stelle. Da qui l’accostamento di ricordo e de-siderio.
La sensibilità “diacronica” pervade i testi anche attraverso un fitto tessuto di citazioni e riferimenti ai “classici”. Oltre a Baudelaire e Montale citati sopra, ritroviamo Gesualdo Bufalino nelle memorie plurali di A L., Erodoto nello stagno ricolmo di rane di Tramonto a Formentera e Pirandello in Falena.
I testi “teologici”, infine, costituiscono la sezione più ampia, ponendosi come fondamento e sintesi dell’intera raccolta.
Il peccato di Adamo contiene intero il dramma dell’uomo “in frammenti”, condannato a cercare una verità “in frantumi”. È nel “volto” umano di Cristo che egli può ricomporre i suoi “volti slogati” e ridiventare immagine dell’Immagine di Dio.
Incarnazione rivisita il Mistero della Parola che si fa Racconto nel grembo di Maria, donna dell’ascolto. È attraverso l’orecchio, infatti, che la Parola giunge al cuore e “declina al grembo”, per farsi storia ed essere “obbedita”, ob audita.
Pasqua canta il Mistero di Cristo che scendendo agli inferi ha abitato il grembo stesso della morte, così che niente di ciò che è umano potesse più essergli estraneo. La morte, tuttavia, non poteva incatenare l’Amore, per questo lo ha “vomitato”, restituendolo alla vita. In Cristo risorto i “brandelli” di umanità caduta hanno ritrovato unità nella pienezza della vita divina, facendo del cuore dell’uomo lo “spazio” della manifestazione del Divino.
Parole di silenzio, dunque. Parole dal Silenzio, che rotolano dalla mente al cuore. Bagliori fiochi, vacillanti. Perle di poesia.
Roberto Paternostro
Università Cattolica di Milano
Università Cattolica di Milano
Copertina Fronte Mazza
